CLAUDIA PETRUCCI, Il cerchio perfetto

Ho comprato questo libro lo scorso sabato, di mattina, quando a Milano infuriava un vento gelido e incessante che mi aveva quasi convinto a tornare sui miei passi e rintanarmi di corsa in casa. Mi è capitato tra le mani per caso, in mezzo ad altri Sellerio dalla copertina blu, e subito l’ho riconosciuto: l’avevo inserito nella newsletter di qualche mese fa, a inizio maggio; mi aveva colpito per la trama (alquanto singolare) e perché ambientato a Milano (ai romanzi meneghini ho dedicato un intero ripiano della mia libreria). L’ho preso e letto d’un fiato.

Il cerchio perfetto – secondo romanzo di Claudia Petrucci, dopo L’esercizio (La nave di Teseo, 2020) – già nel titolo contiene una rivelazione, un indizio importante per decifrarne la struttura e, più in generale, il significato: fulcro del romanzo è, infatti, la continuità, la ripetizione, la circolarità espressa nelle planimetrie delle case, nelle relazioni, nel passato che inevitabilmente ritorna, insidiando il futuro.

Il libro si apre con una tragica morte, quella di Lidia Castelli, una giovane ragazza della borghesia milanese che, durante una festa, si sporge dalla terza rampa di scale della sua nuova casa e precipita giù, in mezzo agli invitati: un volo di otto metri che non le lascerà scampo. È il 1986 e Lidia ha da poco perso il padre, sconfitto da una lunga malattia; è fidanzata, ma ciò non le impedisce di intraprendere una relazione segreta con l’architetto che ha curato la ristrutturazione di quella stessa casa, ricevuta in eredità dal padre. I due continuano a vedersi clandestinamente finché lui, sposato e con il terzo figlio in arrivo, decide di chiudere. Ecco allora che il tragico incidente, occorso a poche ore dalla rottura, assume i tratti di un gesto disperato.

Il secondo capitolo introduce un’altra donna, Irene Sartori, curatrice fallimentare di immobili di prestigio a Roma, in un futuro non precisato ma molto vicino (intorno al 2030, anno più, anno meno). Professionista di successo e solitaria nella vita privata, Irene, contattata da un avvocato milanese, accetta di occuparsi della vendita della casa in cui abitava Lidia, per saldare i creditori dell’ultimo inquilino, andato in bancarotta. Si trasferisce quindi a Milano, ospite degli anziani genitori, per preparare l’immobile alla futura asta; già dopo il primo sopralluogo, capisce che non sarà un lavoro privo di imprevisti, e il legame con Lidia e con la casa le cambierà per sempre la vita.

Un punto che è bene precisare fin da subito è il seguente: mentre Lidia vive negli anni Ottanta che tutti conosciamo, la storia di Irene è ambientata in un futuro vicinissimo, certo, ma apocalittico, dove il cambiamento climatico e la crisi migratoria hanno raggiunto livelli allucinanti. Roma è una città rovente, il cielo è giallo per le nubi tossiche e il Tevere si è prosciugato. Milano è avvolta da un’eterna nebbia arancione, l’aria è irrespirabile e gli abitanti sono fuggiti in campagna, stremati dalla mancanza di luce; il centro storico è blindato, guardie armate sorvegliano gli ingressi e solo i turisti osano avventurarvisi. Le capitali nordiche erigono muri per contenere la criminalità e costruiscono rifugi privatizzati per ricchi, “ad alta inviolabilità climatica”. Venezia, secondo gli esperti, è destinata a sprofondare entro il 2042. Un futuro apocalittico, come dicevo, eppure così verosimile (se non tra dieci anni, sarà tra venti, trenta, cinquanta?) da far venire i brividi.

Per tutta la durata del romanzo, la storia di Lidia è narrata a ritroso, dalla fine all’inizio, intervallata a quella di Irene, che invece segue una cronologia lineare: è come se le due storie partissero insieme da uno stesso punto e si ricongiungessero alla fine, con l’ultimo capitolo (anzi, l’ultima frase, che fa venire voglia di rileggere tutto da capo, ma nell’ordine inverso). La costruzione narrativa, alternata e circolare, conferisce al romanzo un tono misterioso e avvincente – i colpi di scena sono due, ve lo dico subito: io ne avevo previsto uno, l’altro mi ha lasciato interdetto.

Protagonista indiscussa del romanzo è, poi, la casa, luogo che accomuna le due donne e ne determina l’incontro. Una dimora maestosa, “unica nel suo genere”, che dall’esterno appare quadrata, regolare, del tutto simile agli altri palazzi signorili con cui confina, ma internamente rivela un’inaspettata pianta circolare, opera di un architetto ambizioso e ispirato.

«La casa è progettata perché il sole, prima di procedere nella sua corsa discendente, cada a picco dal lucernario. La colonna di luce attraversa tre piani senza ostacoli, fino al buco circolare che occupa il cuore della casa: quattro dita d’acqua a riempire la vasca d’argento. Guardandola adesso, abbastanza a lungo, il ricordo del primo giorno…».

Il palazzo che unisce le vite di Lidia e Irene si trova in una zona centrale e poco trafficata della città, precisamente in Via Saterna, al civico 7. Ma non scervellatevi a cercarla su Google Maps (come ho fatto io, inutilmente, appena ne ho letto il nome), perché quella via, a Milano, in realtà non esiste.

Via Saterna è, infatti, una strada immaginaria, creata da Dino Buzzati nelle tavole del suo Poema a Fumetti (1969) – una riscrittura del mito di Orfeo e Euridice, illustrata dallo stesso autore – e situata idealmente tra Via Solferino e Largo La Foppa, nel quartiere a lui tanto caro. Il nome, secondo alcuni critici, nasce da una crasi tra le parole “Satana” e “Inferno”, poiché proprio in questa via l’autore decise di collocare l’ingresso dell’Ade. L’omaggio è evidente, quasi reverenziale (la villa è la stessa?). I fan di Buzzati ne saranno galvanizzati.

Claudia Petrucci, Il cerchio perfetto, Sellerio Editore, 224 p.


Claudia Petrucci (1990) vive e lavora a Perth, in Australia. Ha scritto racconti e reportage apparsi su Cadillac, minima&moralia e altre riviste. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’esercizio, accolto come uno degli esordi più interessanti dell’anno, con cui ha vinto il Premio Flaiano Giovani e che è stato tradotto in Germania, Francia, Polonia e in lingua inglese. Poche settimane fa, Il cerchio perfetto ha vinto il Premio Rapallo BPER Banca 2023 per la sezione narrativa.