EMILY SEGAL, Mercurio contro

In alcuni periodi dell’anno, nel cielo notturno, è possibile ammirare il fenomeno di “Mercurio retrogrado”, che si verifica quando il pianeta in questione sembra muoversi a ritroso, da est a ovest, invertendo temporaneamente la sua rotta. Si tratta in realtà di un’illusione ottica, causata dalla diversa velocità di rotazione della Terra e di Mercurio intorno al sole, ma gli appassionati di zodiaco gli attribuiscono un significato del tutto peculiare.

In astrologia si dice infatti che Mercurio governi l’intelletto, e che durante il suo moto retrogrado ogni faccenda legata al linguaggio e alla comunicazione diventi più difficile, generando inconvenienti e conflitti – email non inviate, dispositivi elettronici che non funzionano, in generale pessime giornate e cattivo umore. Se ve lo state chiedendo, l’ultima volta è stata un mese fa, dal 21 aprile al 14 maggio (ora avete la scusa per ogni guaio o seccatura vi siano capitati in quelle tre settimane).

Mercurio retrogrado è “una persona che si sveglia intontita e ha bisogno di un po’ di caffè; che cammina sbattendo contro i mobili”. Per definizione, questa divinità non è in bella vista sul bancone, nemmeno è definita da un marchio – Mercurio retrogrado è generico nella sua sonnolenza. La sua abilità di controllare la propria energia e quindi quella degli altri, è inibita.

Che sia realtà o suggestione, la protagonista di questo romanzo sembra avere Mercurio contro sempre. Emily è una ragazza di New York con stivaloni da skinhead, felpa con cappuccio tirato su e capelli neri e viola (poi neri e biondi, poi non si sa), che si definisce un’artista trasgressiva e lavora come brand strategist di una start-up tecnologica da milioni di dollari (ma solo di investimenti, zero entrate).

Emily cerca di difendere la sua unicità a tutti i costi, si sente distante dalle aziende e dalle loro politiche money-oriented, ma cade nei clichés più ovvi del capitalismo – viaggi in Uber e pranzi costosi pagati dall’azienda, iPhone di ultima generazione etc. Gode i privilegi del lusso ma intimamente li disprezza, vive principalmente per la sua arte, ma è contenta del suo alto stipendio ed è terrorizzata dall’eventualità di perdere il posto di lavoro.

Le sue giornate scorrono tra flussi di energia, letture dei tarocchi, insicurezze sociali placate con droghe e psicofarmaci, fantasie sessuali sui colleghi, insegnamenti tratti da Il diavolo veste Prada, meme viventi, spasmi oculari premonitori. «Lo spasmo oculare è la nuova “intolleranza al glutine”, fa tendenza». Al di là di ogni estremismo, Emily è semplicemente una ragazza che, come tanti, troppi della sua generazione, vive il conflitto tra due poli opposti: la visione di sé nel mondo, le sue aspirazioni, la sua arte, e l’accettazione dei limiti della realtà, dei necessari quanto spietati compromessi a cui, prima o poi, bisogna cedere. “Niente ansie, dopotutto”.

Alcuni titoli dei capitoli: “Riva, la lettrice di aura”, “Talking bout my generation”, “Benvenuti nel futuro nauseabondo”, “Pareidolia ricorsiva” (una delle tante nuove parole che ho imparato grazie a questo libro: la pareidolia è l’illusione psichica di vedere volti umani negli oggetti inanimati), “Il primo ritiro di meditazione del bambino”, “Luccichio luccicante”, “Ho sognato che limonavamo nel retro di una limousine”.

Mercury retrograde non è il classico romanzo, e non è nemmeno una semplice autobiografia. L’impressione è che sia stato scritto di getto, come se la volontà di narrare le proprie esperienze (perché, in fondo, è proprio la vita dell’autrice che stiamo leggendo) sia scaturito da un impulso irresistibile, istantaneo, catartico. Le prime cinquanta pagine sono un po’ ostiche, il linguaggio è spesso ermetico e, per chi non è newyorkese e non lavora nel settore, è difficile cogliere tutti i riferimenti citati. Non è neppure facile entrare nel caos dei pensieri della protagonista/autrice, ma una volta trovata la chiave giusta, quando si riesce a immaginarsi lì con lei, a fumare una sigaretta alla finestra, buttando la cenere di sotto, o a consolarla facendole pat-pat sulla spalla, non si molla più.

Un libro per decifrare la contemporaneità, un romanzo-autofiction sulla generazione millennial e sulle stranezze del mondo delle start-up: chi ci lavora non farà fatica a riconoscersi, chi ne è estraneo ne rimarrà abbagliato, frastornato e infine nauseato. Come Emily, ma niente spoiler!


Emily Segal, Mercurio contro, traduzione di Sara Franceschelli, Politi Seganfreddo Edizioni, 2023, 190 p.

Emily Segal (New York, 1988) è un’artista, scrittrice, brand strategist e trend–forecaster. Nel 2011 è stata co-fondatrice del collettivo artistico K-HOLE, un gruppo di previsione delle tendenze che ha operato a New York fino al 2016 e che ha avuto il merito di coniare il termine normcore. Attualmente si dedica ad altri due progetti, lo studio di consulenza Nemesis e la casa editrice Deluge Books, che pubblica opere sperimentali di autori queer: il primo libro ad essere pubblicato nel 2020 è stato proprio Mercury retrograde.

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