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BERNHARD SCHLINK, Donna sulle scale

E non crede anche lei che ogni cosa abbia il suo posto a cui appartenere? Se una cosa non è dove dovrebbe essere, non trova pace. Non la trovano i quadri e non la trovano nemmeno le persone.

Quando, un paio di mesi fa, vidi questo romanzo in libreria sullo scaffale delle nuove uscite, riconobbi subito il nome dell’autore e, dopo aver letto velocemente la sinossi, lo acquistai senza esitazione. Donna sulle scale è una riflessione sulla vita e sul peso della memoria, un thriller ad alto grado emozionale con al centro proprio una donna, Irene, ambigua e ammaliante, e tre uomini a contendersela, in un viaggio in cui i ricordi del passato si scontrano con le fragilità del loro presente.

Bernhard Schlink, scrittore tedesco di fama internazionale, con alle spalle una prestigiosa carriera da magistrato e una cattedra in Filosofia del diritto all’Università Humboldt di Berlino, è rimasto impresso nella mia memoria per un altro suo famosissimo libro, che all’epoca della sua uscita fu best seller in moltissimi Paesi: A voce alta. The Reader. Un meraviglioso romanzo sull’Olocausto che racconta l’amore tra Michael Berg, giovane studente liceale, e Hanna Schmitz, una donna analfabeta con un truce passato da guardia nelle SS. Se non lo avete letto, sicuramente ricorderete l’omonimo film del 2008 diretto da Stephen Daldry, in cui il ruolo di Hanna, interpretato da Kate Winslet, le fece vincere il suo primo Oscar come migliore attrice protagonista.

Die Frau auf der Treppe, come anticipato, è una delle sue più recenti creazioni: uscito in Germania nel 2014, il romanzo è stato tradotto e pubblicato in diversi Paesi, riscuotendo un discreto successo — l’edizione italiana è di Neri Pozza ed è stata diffusa nelle librerie nell’aprile di quest’anno. Di seguito la trama.

Un vecchio avvocato di Francoforte, con una vita piena di successi professionali e una famiglia che non ha mai saputo veramente amare, durante un soggiorno in Australia si reca in visita all’Art Gallery di Sydney e lì rivede, dopo quasi quarant’anni, un quadro che pensava di aver dimenticato. L’opera, dipinta dal celebre pittore Karl Schwind, raffigura una donna completamente nuda, colta nell’atto di scendere da una scalinata.

La donna è nuda, il corpo pallido, i peli del pube biondi come i capelli che brillano al bagliore della luce. Nuda, pallida, bionda: su uno sfondo grigioverde, composto da pareti e scalini sfocati, la figura si muove incontro allo spettatore, con leggerezza e come sospesa nell’aria. Allo stesso tempo le gambe lunghe, i fianchi pieni e rotondi e i seni belli e sodi le donano sensualità.

La donna del quadro è Irene, amante di Schwind e moglie del ricco magnate Gundlach, che proprio a Schwind aveva commissionato il dipinto, ignaro della sorte che il destino gli avrebbe riservato. Quando Irene decide di lasciare il marito per il pittore, i due si rivolgono allo studio legale dell’avvocato, perché vorrebbero rientrare in possesso del quadro simbolo del loro amore. L’incontro con la donna è folgorante: “quel misto di violenza e seduzione, di resistenza e abbandono” lo fanno capitolare.

Anche l’avvocato, dunque, cade vittima del fascino di Irene e, spinto dal sentimento che prova per lei, elabora un piano per rubare il dipinto e fuggire insieme all’estero. Il piano riesce, ma la donna lo abbandona, tenendosi il quadro e facendo perdere le sue tracce, fino al giorno in cui egli lo ritrova esposto nel museo australiano. La sorpresa è grande, i ricordi riaffiorano nitidi e dolorosi e il desiderio di saperne di più è incontenibile. Che fine ha fatto Irene? È ancora viva, si ricorderà di lui, potrà fornirgli una spiegazione sul suo passato? Un ricongiungimento sembra inevitabile.

Gerhard Richter, “Ema (Nudo su una scala)”, 1966. Colonia, Museum Ludwig.

Il quadro descritto nel romanzo somiglia molto a quello di un famoso pittore tedesco, Gerhard Richter: Ema (Nudo su una scala), che a sua volta è un omaggio al Nu descendant un escalier di Marcel Duchamp del 1912. Da molti anni Schlink ne tiene una cartolina sulla sua scrivania e, per sua stessa ammissione, questa gli è stata d’ispirazione per costruire tutta la storia.

Donna sulle scale è dunque un noir che evolve in un romanzo riflessivo e profondo, in cui Schlink affronta temi complessi e a lui molto vicini – la malattia e la vecchiaia, il terrorismo e la guerra – risultando, a tratti, forse troppo malinconico e ridondante nelle sue considerazioni. I recensori americani ne hanno elogiato la prosa coinvolgente e i personaggi abilmente delineati – specialmente Irene, donna forte e indipendente, che ricorda molto il personaggio di Olga dell’omonimo romanzo o quello di Hanna del già citato The Reader – e l’hanno definito come «una toccante meditazione sulla recriminazione e il rimpianto».

Un’appassionante lettura estiva che consiglio a tutti, giovani e meno giovani.

Sentirsi giovane significa avere ancora la sensazione che tutto nella nostra vita possa tornare a posto, tutto ciò che è andato storto, ciò che abbiamo mancato e ciò che abbiamo rovinato. Quando non abbiamo più quella sensazione, quando non è più possibile rivivere certi eventi e certe esperienze, allora vuol dire che siamo diventati vecchi.


Bernhard Schlink, Donna sulle scale, traduzione di Susanne Kolb, Neri Pozza, 208 p.

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