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VENERE IN PELLICCIA, Leopold von Sacher-Masoch

«È sempre stato il mio più ardente desiderio» esclamai «essere lo schiavo di una bella donna che amo, che adoro». «E che la maltratti!» mi interruppe Wanda, ridendo. «Sì, che mi frusti, mi calpesti, e appartenga ad un altro».

Il filone della letteratura erotica ha origini antiche e ben radicate. Il tema della sessualità e dell’amore fisico è stato oggetto di trattazione sin dalle epoche più remote, da quando l’uomo ha iniziato a interrogarsi sulla natura delle sue pulsioni e dei suoi istinti più animaleschi.

Dal Kāma Sūtra indiano all’Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone, dal Satyricon di Petronio Arbitro al Decameron di Boccaccio, fino alle opere più recenti, come Il delta di Venere di Anaïs Nin e Lolita di Vladimir Nabokov, passando per Casanova, D’Annunzio, D. H. Lawrence, Colette, André Gide, Jean Cocteau, Henry Miller e molti, moltissimi altri. Anche in poesia non mancano gli esempi: dai Sonetti lussuriosi e I dubbi amorosi di Pietro Aretino fino ai versi scandalosi di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Apollinaire e altri illustri colleghi — i francesi, devo dire, si sono distinti in questo campo.

Spesso censurati perché troppo scandalosi per l’epoca, questi autori hanno il pregio di aver raccontato gli aspetti più carnali dell’amore, mostrandone le connotazioni filosofiche e spirituali, senza mai scadere nella vile pornografia. Alcuni di essi, però, si sono spinti un po’ oltre le soglie della decenza, nella narrazione di alcune perversioni sessuali crudeli e al limite della liceità: basti pensare a Le 120 giornate di Sodoma del Marchese de Sade — il celebre romanzo che Pasolini, nel 1975, riadattò in un film diventato di culto — in cui la descrizione di alcune pratiche moralmente inaccettabili di certo non risulta facile da digerire.

Un’opera che invece si distingue dalle altre, per raffinatezza e profondità di analisi, è quella che vi voglio presentare. Venere in pelliccia dello scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch narra l’ambigua relazione tra Severin Kusiemski, un giovane galiziano di nobili origini, e la principessa Wanda von Dunajew, bellissima e spietata nel suo ruolo di amante-padrona. 

Severin, il cui più grande desiderio è quello di sottomettersi a una Dea, di venerare una donna capace di umiliarlo e soggiogarlo, trova in Wanda l’amante disposta a soddisfare questa sua perversione: egli diventa il suo schiavo, si fa frustare inginocchiato ai suoi piedi, subisce passivamente le sue offese e si fa oltraggiare in mille modi diversi; il dolore è la condizione, il mezzo attraverso il quale entrambi ottengono il piacere.

«Le ho detto che io trovo nella sofferenza una strana attrazione,» proseguii «che niente riesce a eccitare la mia fantasia come la tirannia, la crudeltà, e soprattutto l’infedeltà di una bella donna. E questa donna, questo strano ideale tratto dall’estetica dell’odioso, l’anima di un Nerone nel corpo di una Frine, io posso concepirla solo con una pelliccia».

Nel corso delle loro sedute viziose, Wanda indossa sempre una pelliccia, poiché “su tutte le nature nervose la pelliccia esercita un effetto eccitante”, per “il significato simbolico che essa ha assunto come attributo della potenza e della bellezza”. Severin, preso dall’estasi amatoria, rinuncia perfino al suo nome, accettando di farsi chiamare Gregor; il suo perverso rapporto con Wanda viene infine siglato da un “contratto”, in cui i ruoli di vittima e carnefice sono definiti in maniera indelebile.

La prima edizione del romanzo, pubblicata nel 1870, destò scalpore e indignazione e, senza sorprese, venne inclusa dal Sant’Uffizio nell’Indice dei Libri Proibiti. Negli anni successivi, l’autore rimaneggiò il testo, modificandone alcune parti e rendendo il personaggio di Wanda ancora più dominante e, per certi versi, cinico: la seconda riedizione del 1878, tradotta e pubblicata in Italia da SE edizioni nel 1996, è quella da me posseduta.

Il romanzo di Sacher-Masoch appare profondamente autobiografico, ispirato alla relazione di sei mesi che l’autore ebbe con una collega scrittrice, Fanny Pistor, nell’anno 1869; il personaggio di Wanda è ispirato proprio a lei, e le vicende raccontate nel libro, con alcune minime variazioni, sono accadute realmente — i due firmarono un “contratto” analogo a quello di Wanda e Severin e fecero anche un viaggio in Italia, a Venezia anziché a Firenze, in seguito al quale Fanny si innamorò di un altro uomo e la loro passione svanì. L’identificazione tra Sacher-Masoch e il personaggio di Severin non deve però confonderci: pur trattandosi di una sorta di confessione-rivelazione, il valore letterario e sociologico del romanzo non appare scalfito.

Illustrazione del fumetto Venere in pelliccia di Guido Crepax, pubblicato da Olympia press nel 1984.

Il primo a coniare il termine “masochismo”, ormai entrato nel lessico comune, fu lo psichiatra austriaco Richard Freiherr von Krafft-Ebing, che nel suo saggio Psychopatia sexualis del 1886, accostandolo al “sadismo” dell’altrettanto celebre Marchese de Sade, lo definiva come “l’impiego della crudeltà e della violenza su se stessi al fine di sperimentare piacere” o anche “una particolare perversione della vita sessuale e psichica consistente nel fatto che l’individuo è, nei suoi sentimenti e nei suoi pensieri a carattere sessuale, ossessionato dall’idea di essere sottomesso completamente e senza condizioni a una persona dell’altro sesso, di essere trattato da lei in modo altero, al punto di arrivare a subire e accettare anche umiliazioni e torture”La teoria sul masochismo, divulgata quando Sacher-Masoch era ancora in vita, intristì molto lo scrittore, che vedeva ricondotta la propria opera a mera letteratura pornografica, venendo egli stesso tacciato di una patologia sessuale con connotazioni quasi criminali.

Sigmund Freud, nei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905, ridimensionò la teoria di Krafft-Ebing, riconducendo la causa dei comportamenti masochistici a possibili traumi psichici infantili e associandoli alla cosiddetta “pulsione di morte”, insita in ogni essere vivente: egli definì poi varie forme di masochismo — morale, femmineo ed erogeno — ampliando la portata di tale patologia oltre la mera sfera sessuale. Più di recente, il filosofo francese Gilles Deleuze è stato uno dei più strenui difensori dell’opera di Sacher-Masoch, negandone il legame con le pratiche efferate del sadismo — le esperienze descritte ne Les Cent Vingt Journées de Sodome non hanno nulla a che vedere con la poesia delle pagine di Venus im Pelz — e sottolineando la natura necessariamente consensuale del masochismo: “Il sadismo è un mondo di reato, che esclude da sé ogni consenso, mentre il mondo del “contratto masochista” è una realtà ove tutto è accettato dal soggetto che educa il suo aguzzino”.

«Io posso amare solo ciò che è al di sopra di me,» proseguii «una donna che mi soggioghi con la bellezza, con il temperamento, lo spirito, la forza di volontà, che diventi la mia despota». «Lo sapevo, l’attrae ciò che altri aborrono, non è così?». «Proprio così. È questa la mia follia».

Masochismo, dunque, come “mostruosa perversione sessuale” (Krafft-Ebing) o come pratica consensuale di ricerca del piacere? Al di là delle possibili connotazioni scientifiche attribuibili al fenomeno, resta il fatto che la Venere in pelliccia di Sacher-Masoch è un’opera il cui valore non può essere messo in discussione. Oltre ad essere stato oggetto di studi psicologici per oltre un secolo, il romanzo ha trovato nuova vita anche in altri campi diversi da quello letterario: esso ha ispirato Lou Reed per la celebre canzone Venus in furs dei Velvet Underground, un vero inno al bondage e alla dominazione sessuale, ed è stato oggetto di diverse trasposizioni cinematografiche, di cui la più recente è quella di Roman Polanski del 2013, La Vénus à la fourrure, con Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric nel ruolo dei protagonisti.

Venere in pelliccia è un capolavoro del genere erotico, il diario di un’ossessione portata al suo punto più estremo; una lettura intrigante, per comprendere al meglio il punto di vista di chi, questa discussa quanto ammaliante inclinazione, l’ha vissuta sulla propria pelle. Letteralmente.


Leopold Von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia, traduzione di Giulio De Angelis e Maria Teresa Ferrari, SE, 172 p.

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