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TOP 5 ROMANZI DI FORMAZIONE per adolescenti inquieti (o trentenni impenitenti)

Romanzi di educazione alla vita, storie di giovani eroi che muovono i primi passi nella società adulta.
Una fonte d’ispirazione per chi ancora deve costruirsi la propria strada e una piacevole scoperta per chi, già cresciuto, vuole ritrovare i fuochi di un’esistenza in divenire, colma di tanta speranza e di emozioni autentiche.

1.IL DIAVOLO IN CORPO, Raymond Radiguet

Inizio presentandovi Le diable au corps, un romanzo simbolo di un’epoca, scritto da Raymond Radiguet negli anni tormentati della sua adolescenza. Una storia d’amore e di rivolta che, dopo quasi un secolo, continua a sconvolgere gli animi di chi la legge.

Negli anni bui della Prima guerra mondiale, il giovane narratore, un adolescente agiato della campagna francese, ripercorre la sua relazione con Marthe, di qualche anno più grande e già sposa di un soldato che combatte al fronte, ignaro della tresca in cui la moglie è coinvolta. Sfidando lo sdegno dei genitori e le chiacchiere dei vicini, i due innamorati rincorrono le proprie esistenze e il bruciante bisogno di libertà, facendo dell’amore la loro unica ragione di vita.

Il romanzo fu pubblicato nei primi anni Venti, preceduto da un’abile campagna promozionale di Jean Cocteau e dell’editore Grasset, ottenendo un immediato successo di pubblico. Radiguet fu da subito acclamato come un genio, il nuovo prodigio della letteratura francese; il mito dello scrittore accrebbe poi qualche anno dopo, quando, colpito dal tifo, morì all’età di appena vent’anni.

L’opera di Radiguet è contraddistinta da uno stile crudo, a tratti violento, come solo la pulsione vitale dell’adolescenza può suscitare. Dalle sue pagine traspare chiaramente la ricerca di un’incondizionata libertà, una ribellione nei confronti delle rigide imposizioni sociali dell’epoca che limitavano fortemente le vite dei giovani adulti. Radiguet dimostra di preferire i sentimenti ai doveri, anche a costo di sacrificare se stesso e i propri valori.

Immergendosi nella lettura, ci si dimentica che il protagonista ha solo sedici anni: egli dimostra una capacità di analisi e di razionalizzazione dei sentimenti che si può acquisire solo con l’età matura, quella che Sartre definiva “L’âge de raison”, salvo poi riscoprirlo bambino in alcuni atteggiamenti del tutto ingenui, come quando rivolge contro Marthe tutta la sua disperata gelosia.

Le riflessioni del giovane sono spesso così delicate e pure da lasciare interdetti per la loro semplice evidenza:

Non strazia lasciare la vita ma lasciare ciò che le dà senso. Quando un amore è la nostra vita, che differenza c’è tra vivere insieme e morire insieme?

Ecco, che differenza c’è? Se conoscete la risposta, non ditela a nessuno.


Raymond Radiguet, Il diavolo in corpo, traduzione di Francesca Sanvitale, Einaudi, 158 p.

2. AGOSTINO, Alberto Moravia

Agostino è uno di quei personaggi immaginari che lasciano un segno indelebile nel cuore dei lettori e che si ricordano con tenerezza, quasi li si fosse conosciuti davvero.

Orfano di padre e vittima di un rapporto edipico con l’affascinante e ancora giovane madre, egli vive la sua educazione sentimentale nel corso delle vacanze estive, trascorse sulle spiagge di una località del litorale toscano. Tra gite in pedalò e bagni di sole, il ragazzo, appena tredicenne, giunge alla folgorante scoperta delle proprie pulsioni sessuali, un’esperienza che segnerà il drastico passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Moravia affronta in questo romanzo uno dei momenti più critici nella vita di un adolescente e lo fa abilmente, dimostrando un’innata sensibilità nell’indagare in maniera analitica i turbamenti di una giovane esistenza in trasformazione. Agostino vive un cambiamento che lo lascia privo di riferimenti, prova delle emozioni che non riesce a definire e ne è giustamente spaventato.

L’evento che sconvolge la vita del giovane protagonista accade un giorno in cui, sbirciando la madre svestirsi prima del riposo pomeridiano, si accorge per la prima volta che anche lei è una donna e non l’essere intoccabile che tanto venerava. Questa violenta rivelazione, unita alla gelosia provata nei confronti dell’amante con cui la madre è solita intrattenersi, lo porteranno a rifuggire l’intimità della casa familiare e a cercare altrove una compagnia in cui rifugiarsi.

L’incontro con una banda di ragazzini scapigliati, guidati da un vecchio marinaio pederasta, saprà dunque soddisfare il suo bisogno di evasione, facendogli scoprire una realtà popolare a lui sconosciuta; la visita del gruppo a un postribolo, in cui Agostino non può accedere perché troppo giovane, lo farà sentire nuovamente escluso e abbandonato al suo destino.

Egli si trova in un limbo, a metà tra figlio prediletto e uomo adulto, e non può far altro che prendere coscienza della sua nuova condizione, ben lontana dall’idea di maturità che si era costruito.

Gli restava da quei giorni passati a combattersi, un senso torbido di impurità; gli pareva di aver barattato l’antica innocenza non con la condizione virile e serena che aveva sperato, bensì con uno stato confuso e ibrido in cui, senza contropartite di alcun genere, alle antiche ripugnanze se ne aggiungevano delle nuove.

Agostino è forse il romanzo più bello e più dolce scritto da Moravia, quasi un regalo per tutti noi che, almeno una volta, siamo stati ragazzini spauriti.


Alberto Moravia, Agostino, Bompiani, 126 p.

3.L’ETÀ DEL MALESSERE, Dacia Maraini

Protagonista del terzo libro che voglio presentarvi è, questa volta, una ragazza.

Enrica ha diciassette anni e abita con i genitori in un piccolo appartamento di un quartiere periferico di Roma. Il padre, dopo aver perso il lavoro alle assicurazioni, passa il suo tempo a costruire ingegnose quanto inutili gabbie per uccelli, dimenticandosi della famiglia, mentre la madre sacrifica la propria salute per un impiego stressante e mal retribuito. Enrica, dal canto suo, studia per diventare dattilografa, con poca voglia e scarsi risultati.

In quest’atmosfera cupa e claustrofobica, Enrica vive le sue prime esperienze sessuali, dapprima con Cesare, un giovane laureando già fidanzato con una ragazza ricca, che usa Enrica solo per il proprio piacere; poi con Carlo, compagno di scuola che nutre dei veri sentimenti per lei, ma non corrisposti; infine con Giulio, un avvocato di mezza età, sposato, che la adesca per strada e le dà una ricompensa di diecimila lire per la notte passata con lui.

Enrica affronta la propria vita con un freddo distacco e una triste indifferenza; subisce passivamente gli eventi che le accadono, si lascia travolgere ed è prigioniera di un mondo che non le appartiene, che non la rende felice. Solo nel finale riuscirà ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’orrore che la circonda e dunque a riscattarsi, liberandosi della gabbia in cui era rinchiusa la sua adolescenza.

E poi le gabbie mi mettono tristezza, – proseguì alzando la voce, – mi piacciono gli uccelli, ma quelli che svolazzano liberi nel mio giardino, non quelli rinchiusi. Mi ci sento già io chiusa in gabbia, perché dovrei costringerci un altro essere?

Il tema centrale del libro è, ovviamente, l’educazione sentimentale di Enrica, ma il romanzo tocca anche altri aspetti che offrono interessanti spunti di riflessione: lo squallore dei quartieri popolari, in cui le famiglie vivono in miseria e solitudine; il logorio di un lavoro sfibrante, che non regala la felicità e, al contrario, annichilisce; la distanza tra il ceto popolare e la borghesia, impersonificata in Cesare, nell’avvocato Giulio Guido e nella contessa Bardengo, i quali sfruttano Enrica unicamente per il proprio piacere personale.

Dacia Maraini è una scrittrice che, nelle sue opere, ha sempre posto una grande attenzione nei confronti delle donne e delle questioni sociali, dedicando al tema della condizione femminile buona parte della propria produzione letteraria. L’età del malessere è uno dei suoi primi romanzi; pubblicato nel 1963, le fece vincere un importante premio internazionale, ammaliando i lettori con un fascino noir che ancora oggi rimane intatto.


Dacia Maraini, L’età del malessere, Einaudi, 195 p.

4. PANINO AL PROSCIUTTO, Charles Bukowski

«Come farai a sopravvivere?», mi chiese Becker.

«Mi sembra di sentirla da una vita, questa domanda».

Nel suo libro-intervista Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle (SugarCo, 1982), Fernanda Pivano, dopo aver passato con lui tre ore e due bottiglie di vino nella sua casa di Marina Del Rey, California, lo definisce tough, un duro, ma con le maniere di un gentiluomo vittoriano.

Autore di culto, poeta, romanziere, Charles Bukowski è stato uno dei più brillanti esponenti della letteratura americana undeground del ventesimo secolo. Panino al prosciutto fu il suo quarto romanzo, pubblicato nel 1982 dalla Black Sparrow Press di Santa Barbara: è un libro schietto e disperato, a metà tra la folle invenzione e il racconto autobiografico degli anni tormentati della sua infanzia e adolescenza.

Sulla scia di Kerouac e Salinger il suo The catcher in the rye è richiamato nel titolo stesso del romanzo, Ham on rye, ovvero “panino di segale” , in questo memoriale Bukowski parla molto di sé, modellando il protagonista, Henry Chinaski pseudonimo che l’autore utilizza in quasi tutti i suoi libri sull’adolescente che egli stesso è stato, nella Los Angeles degli anni Trenta.

Chinaski è un ragazzo strano, diverso dai suoi coetanei; vive la sua esistenza in conflitto con gli altri, specialmente con i genitori, vittime del conformismo e dei fantasmi del sogno americano, dai quali non riceve né affetto né comprensione. Si sente escluso, inadeguato rispetto alle aspirazioni che la società gli impone trovare lavoro, sposarsi, fare dei figli e quindi destinato a un futuro senza prospettive.

Egli reagisce stordendosi, tentando di sopperire alla sua fatale condizione con il conforto dell’alcol, delle sigarette e delle ragazze, che però ha difficoltà ad avvicinare a causa di una violenta acne che gli deturpa il viso. La scrittura, come valvola di sfogo, sembrerà l’unico mezzo cui aggrapparsi per lenire le sue ferite, la sua sola possibilità di riscatto e l’arma più potente per far sentire la propria voce.

Non avevo interessi. Non riuscivo ad interessarmi a niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela, nella vita. Agli altri, almeno, la vita piaceva. Sembravano capire qualcosa che io non capivo. Forse ero un po’ indietro. Era possibile. Mi capitava spesso di sentirmi inferiore. Volevo solo andarmene. Ma non c’era nessun posto dove andare. Il suicidio? Gesù Cristo un’altra faticata. Avevo voglia di dormire per cinque anni di fila, ma non me lo permettevano.

La storia di un ribelle, raccontata con uno stile semplice e forte, ma anche disperato, sarcastico, acre: un “miscuglio di humour e desolazione” che vi farà sorridere e vi renderà più liberi e disinibiti.


Charles Bukowski, Panino al prosciutto, traduzione di Simona Viciani, Guanda, 327 p.

5. UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARÀ UTILE, Peter Cameron

Ho pensato di chiudere la classifica parlandovi di un romanzo contemporaneo, pubblicato per la prima volta in America nel 2007 con il titolo di Someday this pain will be useful to you e poi tradotto in diverse lingue.

L’autore è Peter Cameron, scrittore statunitense che ha all’attivo alcuni romanzi, tra cui Il weekend, Quella sera dorata e Coral Glynn, oltre a svariati racconti pubblicati a partire dagli anni Ottanta sulle pagine del New Yorker e in altre importanti raccolte. Nei ritagli di tempo tra la scrittura e l’insegnamento, Cameron tiene regolarmente un blog personale, extremelegibility.typepad.com, in cui parla dei libri che più lo hanno colpito ‒ vi consiglio vivamente di farvi un giro, troverete molti spunti per letture sensazionali.

Protagonista di questa storia di formazione moderna è James Sveck, un diciottenne newyorkese sensibile e solitario, incapace di relazionarsi con il mondo e che per questo ama starsene da solo. James vive in una grande casa moderna con la madre, una donna instabile con alle spalle tre matrimoni, la sorella Gillian, fidanzata col suo professore del college, e un simpatico barboncino di nome Mirò; a completare il quadro il padre, un avvocato di successo con il pallino dei ritocchi estetici e delle giovani fidanzate.

Nell’estate dopo il diploma, James capisce che non ha intenzione di frequentare l’università, “il problema principale era che non mi piace la gente, e in particolare non mi piacciono i miei coetanei, cioè quelli che popolano l’università. Ci andrei volentieri se ci studiassero persone più grandi”; il suo più grande sogno è comprare una casa in campagna, dove potrebbe imparare un lavoro manuale e avere finalmente il tempo di leggere tutti i libri dei suoi autori preferiti. Inizia quindi a lavorare nella galleria d’arte della madre e qui stringe amicizia col collega John, un giovane intellettuale gay che lo attrae per la sua indipendenza e per la libertà con cui vive le sue relazioni.

I genitori sono preoccupati per il suo essere asociale e per un episodio di crisi nervosa accaduto a Washington; la madre lo costringe a vedere la sua psicoterapeuta, una life coach o “allenatore dell’anima” che riuscirà in parte ad aiutarlo. Ma l’unica persona con cui James riesce veramente a confidarsi è la nonna Nanette, che abita in una casa immersa nel verde e piena di ricordi: sarà proprio lei a dargli conforto nei momenti più cupi e a ricordargli che tutta la sofferenza che prova verrà un giorno ricompensata.

Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono – un dono crudele, ma pur sempre un dono.

In questa meravigliosa storia di evoluzione ritroviamo tutti i drammi e le inquietudini tipiche dell’adolescenza: l’incapacità di comunicare con gli altri, la definizione della propria sessualità, le decisioni difficili sul futuro e sulla vita vengono raccontate con sapiente delicatezza e un vitale sense of humour. Dal romanzo è stato tratto un film uscito nelle sale nel 2011, con un cast stellare diretto da Roberto Faenza, che è riuscito nella non facile impresa di mantenere intatta la leggerezza e l’incontestabile fascino della storia di Cameron.

Un romanzo dolce e terribilmente vero, un piccolo conforto che riuscirà a farvi sentire meno soli al mondo.


Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, traduzione di Giuseppina Oneto, Adelphi, 206 p.

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