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È STATO COSÌ, Natalia Ginzburg

Gli ho detto: – Dimmi la verità, – e ha detto: – Quale verità, – e disegnava in fretta qualcosa nel suo taccuino e m’ha mostrato cos’era, era un treno lungo lungo con una grossa nuvola di fumo nero e lui che si sporgeva dal finestrino e salutava col fazzoletto. Gli ho sparato negli occhi.

Natalia Ginzburg fu una delle più illustri intellettuali italiane del Novecento. Figlia di un ebreo e di una cattolica (il suo cognome da nubile era Levi), ebbe un’esistenza non facile, straziata da gravi lutti e tragedie personali. Dedicò la sua vita a due grandi passioni, la scrittura e la politica. Negli anni della guerra sostenne con forza le campagne antifasciste, invocando la difesa dei diritti e la lotta al razzismo; rafforzò poi il suo impegno politico durante gli anni di piombo, militando per i partiti di sinistra e svolgendo anche il ruolo di parlamentare. Autrice di mirabile umanità, raggiunse la consacrazione con capolavori quali Lessico famigliare, Caro Michele e La famiglia Manzoni.

È stato così fu il suo secondo romanzo, pubblicato nel 1947 e dedicato alla memoria del marito Leone Ginzburg, anch’egli letterato e eroe della Resistenza, morto in carcere a Roma solo tre anni prima in conseguenza delle torture subite dai tedeschi.

Una storia commovente, cruda, che parla di una giovane donna vittima di un matrimonio infelice, senza amore; la freddezza e la perdurante infedeltà del marito la getteranno in uno sconforto insanabile, che da ultimo la spingerà al gesto estremo di ucciderlo.

Il romanzo si apre proprio con la scena finale dell’omicidio: la donna, dopo aver ucciso il marito, esce di casa, decide di prendere un caffè al bar e poi di sedersi sulla panchina di un parco, per riflettere su quanto è avvenuto e su cosa l’abbia spinta a compiere un atto così efferato. Ripercorre con lucidità gli ultimi anni della sua vita, pensa a sua figlia, una bambina molto magra e pallida “con gli occhi sempre come spenti e cerchiati di scuro”, morta prematuramente per colpa di un male incurabile. La desolazione che accompagna i suoi pensieri le toglierà anche l’ultimo barlume di speranza.

Adulterio e infelicità coniugale sono temi ricorrenti nella letteratura europea moderna, basti pensare ad alcune tra le eroine più note: Madame Bovary, Anna Karenina e Lady Chatterley, sono tutti esempi di donne forti e profondamente infelici che, di fronte al grigiore del loro matrimonio, non sanno resistere al fascino del tradimento. Ma qui il tema è capovolto: la Ginzburg crea il personaggio di una moglie scontenta e tradita, con un marito bugiardo che “mentiva e non si stancava mai di mentire. Non un muscolo della sua faccia si muoveva quando mentiva”, e nonostante questo gli resta sempre fedele, sacrificando il suo amor proprio in funzione di un rapporto già guasto in partenza.

La rassegnazione con cui la donna si impone di voler bene al marito, pur sapendo di non essere amata, è lacerante. Vive la realtà domestica sopportando i silenzi, la distanza e la totale anaffettività di lui, si sente ospite nella sua stessa casa e maledettamente sola. L’unica occasione di felicità per lei è data dalla nascita della bambina: l’amore filiale le fa dimenticare per un po’ le sue sofferenze, che tornano però in modo più insopportabile nel momento in cui deve dirle addio e la disperazione prende il sopravvento.

Sono stufa di non fargli del male. Sono stufa di stare sempre al buio da sola e guardare sempre dentro di me.

E così diversa da lei paiono le altre donne di questo romanzo; per prima Giovanna, l’amante del marito: squallida nella sua logora pelliccia di coniglio, si rivela una donna egoista e oltremodo meschina; pure l’amica Francesca, indolente e libertina, non sembra rappresentare l’esempio migliore per dare una svolta alla sua triste vita.

Il ritmo della narrazione è veloce, incalzante; un flusso inarrestabile che sfugge al controllo della protagonista e che ben rappresenta il dramma straziante di una confessione a cuore aperto. Il nome della donna e quello della bambina non vengono mai rivelati nel romanzo, ma non ce n’è bisogno: il loro amore, l’unico sentimento vero di tutta la vicenda, non necessita di ulteriori specificazioni.

Una storia dolorosa e crudele, il racconto di un’esistenza amara messo nero su bianco con uno stile unico, di una potenza disarmante.


Natalia Ginzburg, È stato così, Einaudi, 105 p.

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