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ALDOUS HUXLEY, Dopo molte estati

The woods decay, the woods decay and fall,

The vapours weep their burthen to the ground,

Man comes and tills the field and lies beneath,

And after many a summer dies the swan.

Tithonus, Lord Alfred Tennyson

Conosciuto dal grande pubblico per i romanzi di fantascienza distopica e per il saggio psichedelico Le porte della percezione, in cui parla dell’esperienza rivelatrice avuta con la mescalina, amico e collega di molti illustri intellettuali tra cui Thomas Mann e Christopher Isherwood, Aldous Huxley fu molto più di uno scrittore e di un filosofo: fu un profeta, un “moderno Voltaire” come lo definì Nicholas Murray, che negli anni Duemila si occupò della sua biografia.

Nacque a Godalming, nella Contea del Surrey in Inghilterra, sul finire dell’Ottocento. Già in epoca vittoriana la famiglia Huxley apparteneva all’aristocrazia intellettuale inglese, e negli anni riuscì a distinguersi per l’alto numero di grandi pensatori e scienziati che poteva vantare al suo interno: tra questi, il nonno di Aldous, Thomas Henry Huxley, celebre biologo, amico e sostenitore di Darwin; il padre, Leonard Huxley, biografo ed editore del Cornhill Magazine; il fratello Julian, anch’egli biologo di fama, e il fratellastro Andrew, fisiologo, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1963.

Dopo la laurea in lettere a Oxford, Huxley si dedicò all’insegnamento e alla scrittura di poesie e romanzi; il suo esordio letterario avvenne nel 1921 con Giallo cromo, una vivace satira sull’alta società inglese di inizio Novecento, a cui fecero seguito altri romanzi dello stesso genere. La grande fama arrivò qualche anno dopo grazie a Il mondo nuovo, il suo romanzo più famoso, un’opera di fantascienza controversa e, per certi versi, premonitrice.

Dopo molte estati fu scritto, invece, durante il periodo americano, quando Huxley si trasferì in California insieme alla moglie Maria, al figlio Matthew e al collega e amico Gerald Heard: fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e in Italia solamente dieci anni dopo da Mondadori, nella meravigliosa collana Medusa con l’iconica copertina verde.

A metà tra un romanzo e un saggio filosofico, il libro narra la storia di Jo Stoyte, un eccentrico milionario di Hollywood che abita in una specie di moderno castello medievale installato in cima a una collina, una struttura agghiacciante ed enorme con un torrione alto quanto un grattacielo. Temendo la sua morte imminente, egli impiega uno scienziato, il dottor Obispo, per aiutarlo a raggiungere l’immortalità: il dottore, insieme al suo assistente Pete Boone, conduce delle ricerche sull’invecchiamento e sui segreti della longevità, osservando carpe, coccodrilli e pappagalli, nel tentativo di scoprire il miracoloso elisir di lunga vita.

A completare il quadro, una serie di personaggi strambi e apparentemente male assortiti che Stoyte ha invitato al castello: c’è Jeremy Pordage, la voce narrante, un archivista esperto di letteratura chiamato a catalogare dei preziosi documenti storici; Virginia Maunciple, la fidanzata, una deliziosa creatura bionda, svampita e devotamente cattolica; e William Propter, l’amico d’infanzia colto e incrollabilmente anticapitalista che lotta per migliorare le condizioni della forza lavoro di Stoyte.

Aldous Huxley ritratto accanto al testo dell’articolo “The new confort”, pubblicato su Vanity Fair nell’aprile 1927. © Charles Sheeler/Condé Nast Collection via Getty Images

Il titolo del romanzo è un omaggio a uno dei più grandi poeti inglesi dell’Ottocento, Lord Alfred Tennyson, nello specifico al quarto verso della sua poesia Tithonus: “After many a summer dies the swan”. La poesia di Tennyson si rifà al mito di Titone ed Eos, che narra dell’amore tra il principe troiano e la dea greca dell’alba: dopo averlo rapito dalla casa reale di Troia per farne il suo sposo, Eos implorò Zeus di donare al suo uomo l’immortalità, dimenticandosi però di chiedere per lui anche l’eterna giovinezza; Titone visse per sempre, ma diventò vecchio e privo di forze, finché per volere di Eos fu trasformato in una cicala.

Il riferimento a Tennyson è scelto proprio per farci capire quanto il tema dell’immortalità abbia radici profonde nella storia della nostra civiltà: il mito della perpetua giovinezza, l’antico desiderio dell’uomo di vivere per sempre e sconfiggere la morte vengono ricondotti da Huxley ai moderni idoli della cultura americana, dominata dal narcisismo e dall’ossessione per la giovinezza; una società in cui la bellezza esteriore sovrasta l’intelligenza e le relazioni interpersonali sono vissute con superficialità e cinismo. Una critica, quella di Huxley, condotta con ironia e spirito visionario, se pensiamo che è stata scritta più di settant’anni fa ed è ancora attualissima.

Essendo ossessionati dal tempo e dai nostri ego, noi non facciamo che bramare e tormentarci. Ma nulla diminuisce il normale funzionamento dell’organismo quanto il bramare e il tumulto dei sentimenti, quanto l’avidità, la paura, il cruccio. Direttamente o indirettamente, la più parte delle nostre sofferenze e debolezze fisiche sono dovute al cruccio e alla brama.

Il ritmo della narrazione è intervallato da considerazioni filosofiche e sociali che toccano i temi più disparati, dal rapporto tra scienza e fede alle riflessioni politiche sulla democrazia e sul benessere, la maggior parte espresse nella forma di dialoghi tra Pordage e gli altri personaggi. La scrittura è concisa e incisiva e non mancano momenti di puro humour inglese, ad esempio ogniqualvolta il dottor Obispo, con “eleganza studiata, e precisione ornata e conscia”, si appresta a fare le iniezioni di testosterone nel sedere del grande magnate.

Una lettura stimolante, drammaticamente profetica e a suo modo esilarante. Un romanzo ingiustamente dimenticato che aspetta solo di tornare a risplendere.


Aldous Huxley, Dopo molte estati, traduzione di Giacomo Prampolini, Mondadori, 304 p.

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